Una sezione dedicata alla letteratura e alle riflessioni che ci trasmette non è certamente l’argomento più interessante per i ragazzi giovani che siamo, non va di moda leggere e parlare dei libri che si leggono, però a me certi scritti cambiano il modo di vedere la vita. Poi non sapendo scrivere e non guardando molti film i miei argomenti non spaziano molto, potrei parlare dell’incredibile intervento fatto da Fedez o di cosa sta succedendo all’isola dei famosi ma non credo che possa rappresentarmi.
Ultimamente mi è
capitato di leggere un libro straordinario, si chiama Controcorrente ed è di Huysmans, ammetto che l’ho dovuto leggere
due volte prima di capirne veramente il significato, perché a volte la
scrittura è difficile da comprendere. Jean Des Esseintes è il protagonista, un
aristocratico di circa trent’anni quasi caduto in disgrazia e gravemente
malato; nella sua vita ha affrontato diverse situazioni, dalle numerose
avventure amorose alle tragedie e agli eccessi dell’esistenza. Avendo fatto
tanti lavori differenti Des Esseintes ha potuto osservare tanti gruppi sociali
e questi l’hanno sempre deluso, una frase che può riassumere il suo stato
d’animo è:
“Il suo disprezzo per
l’umanità crebbe; capì infine che il mondo è costituito per la maggior parte da
mascalzoni e imbecilli”
Penso di essere
d’accordo con lui ma non ci fermiamo, un’aggravante della scelta eremitica che
prenderà è sicuramente la sua malattia, il protagonista infatti soffre di
Nevrosi, a volte sembra si faccia riferimento alla Sifilide invece, perché i
sintomi sono dolori allucinanti e diverse allucinazioni, tant’è che il libro è
pieno di flashback in cui si mostrano i ricordi della vita frenetica del
passato. Non ve l’avevo ancora detto ma l’uomo decide di raccogliere tutti i
suoi risparmi e comprare una villa fuori da Parigi, a Fontenay, per potersi
ritirare in solitudine disgustato dalla società e a riposo per la sua
condizione. Tale gesto libero mi ha fatto pensare alla nostra situazione,
questo uomo sceglie autonomamente di isolarsi, decide di portarsi con sé solo
due servitori che obbliga a pulire casa solo quando lui si rinchiude in
biblioteca; noi che siamo da quasi due anni costretti a stare in isolamento a
casa, a non vederci e incontrarci più, potremmo mai fare una cosa del genere?
Come si fa a non impazzire restando soli con se stessi per così tanto tempo? Io
sono impazzita anche solo restando con la mia famiglia, il senso di solitudine
che si prova è terribile per non parlare dei legami che si dissolvono, almeno,
per chi come me non usa tanto il telefono è durissima. Sembra quasi che
l’essere controcorrente per il personaggio, che è abbandonare la società per
non essere turbato da essa, sia la nostra normalità, perché controcorrente è
chi esce senza mascherina o non rispetta il coprifuoco; per noi, chi davvero va
contro la società oggi è chi decide di viverla appieno, come se nulla fosse.
Des Esseintes però mi
ha anche insegnato molto durante questi mesi, ha alleviato la mia solitudine,
difatti quando egli si ritira non sta con le mani in mano, ma cerca di
soddisfare tutti i sensi del corpo, iniziando dall’arredamento della casa e
studiando i dettagli di ogni singola camera, figuratevi che per dare un tocco
di luce alla sala che aveva un grosso tappeto marrone ha comprato una tartaruga
e ha fatto incastonare diverse pietre colorate sul suo carapace, così da
vederla muoversi per il tappeto dandogli vita, c’era da aspettarsi però che
sarebbe vissuta poco. Io in compenso ho riordinato la mia camera, ho sistemato
letto e scrivania, aggiunto foto alle mie pareti e sistemato i miei scaffali in
ordine cromatico, che non mi abbia infuso qualche strana ossessione?
Prima di leggere questo libro avevo anche una visione diversa della morte, perché c’è una profonda consapevolezza da parte del nobile che la sua malattia non è curabile e ogni mese peggiora, tant’è che il finale del libro è proprio incentrato su questo, il ritorno nella tanta odiata capitale per provare ad avere cure più costanti, oltre che a una delusione e tristezza assoluta questo è un avvenimento decisivo. Mostra come all’inizio la paura di morire essendo più lontana non interessi a Des Esseintes ma poi con l’avvicinarsi della fine l’uomo si affida speranzoso alla cosa che più odiava, la società, perché essa può donargli le cure più all’avanguardia e medici esperti possono monitorare la situazione. Quando la morte arriva improvvisa secondo me è meglio perché non si soffre oltre che per il dolore fisico, essere coscienti della propria fine mesi e mesi prima provoca un male morale enorme, l’essere consapevoli che si ha un limite, che d’ora in avanti ogni scelta che si prende diventa importante, perché potrebbe essere l’ultima. Io non saprei cosa fare in quel caso, anche oggi ci sono malati terminali che affrontato questa decisione: “e ora che faccio?” Non saprei da dove iniziare, è qualcosa di dolorosissimo, pensate solo dirlo ad amici e parenti, forse con il carattere che ho anche io mi ritirerei da sola per elaborare il tutto, non vorrei fare soffrire le persone che amo e mi mostrerei sempre forte, ma se questo diventasse impossibile probabilmente vorrei morire da sola.
Giorgia Gianasi 4el
Grazie della recensione Giorgia. Mi hai invogliato a leggerlo.
RispondiEliminaMi avevi già parlato di questo libro e mi ricordo che già mi avevi incuriosito; con questo post mi hai convinto a leggerlo: da come ne hai parlato si intuisce quanto ti ha colpito e anche quanto puoi riflettere dalla sua esperienza. Infatti sei riuscita parlando di un libro anche a riflettere su un tema attuale come l'isolamento e della morte. Grazie al tuo post leggerò questo libro presto!
RispondiElimina