la Geisha

 

Protagoniste di una cultura affascinante e misteriosa, le Geishe sono da sempre delle figure  poco comprese nel mondo occidentale, infatti tutti conosciamo questa figura, ma in pochi conoscono la sua storia.

 La parola geisha è formata dai kanji 芸者, nel quale 芸 indica arte e 者 persona; come indica il suo nome, la geisha era un artista esperta nell'arte dell’intrattenimento e non una prostituta come viene spesso denominata in Occidente. Vennero creati dei quartieri apposta per loro chiamati hanamachi, cioè “città dei fiori”. I clienti erano uomini di affari e politici che si riunivano nelle sale da tè del quartiere per poter godere della loro compagnia. Una geisha non intratteneva gli ospiti solo con danze e musica, ma anche con conversazioni piacevoli. Essa era un’artista colta e raffinata e poter passare del tempo in sua compagnia era considerato un privilegio, anche per la loro notevole bellezza. Le aspiranti geisha in Giappone arrivavano alle okiya quando erano ancora bambine, spesso vendute dalle proprie famiglie per ripagare i debiti, ci rimanevano anche da adulte per tutto il periodo in cui volevano lavorare, convivendo con altre apprendiste e geisha. Studiavano sin da subito l’arte della danza, il canto e gli strumenti musicali come lo shamisen, uno strumento a tre corde, e lo shakuhachi, il flauto di bambù; una volta ritenute pronte le apprendiste diventavano maiko, sotto la guida di una geisha che faceva loro da maestra , e ottenevano un nome d’arte per interrompere la parentela con la famiglia. Queste "donne d'arte" erano educate tramite regole rigidissime, tanto sacrificio e con principi molto precisi. 

Diventare una Geisha era il sogno di molte donne ma non era affatto scontato, infatti non erano molte le ragazze che riuscivano a compiere tutto il percorso per raggiungere questo titolo, infatti fin da giovanissime erano molti gli insegnamenti da apprendere e le numerose regole da rispettare e queste influenzano molto la vita di queste donne.

La sua estetica deve rappresentare al tempo stesso la fragilità della carne e la forza dello spirito. Quando queste donne lavorano devono controllare ogni gesto, emozione, addirittura il modo di respirare che deve essere leggero e lieve. La sua figura deve essere snella e slanciata, così come il suo volto deve apparire molto pallido, poiché rappresentava la purezza. La sua voce deve avere un tono raffinato, adatto ad ogni scopo e circostanza. I suoi capelli devono essere di un nero intenso e sempre ordinati. E ai piedi solo delle calze di seta (chiamate “tabi”), deve indossarle sempre, anche d'inverno, per esprimere la sensualità di un corpo che si nasconde interamente sotto il kimono.

La figura della Geisha fu ancora di più confusa dalla cultura occidentale poiché se superano l’addestramento, avveniva la cerimonia per essere promosse a Geisha, chiamata mizuage, ma era un termine utilizzato anche per l’iniziazione delle prostitute, creando ancora più confusione e pregiudizi verso queste donne di classe. Anche per distinguersi dalla prostituta, la geisha indossa sempre kimono dai colori tenui, poco appariscenti, possibilmente su un tono tenue, e in sintonia con le stagioni. Il colletto del kimono, dietro, è sempre posizionato in modo da lasciar scoperta la nuca: un modo molto sensuale per lasciar scorrere l'immaginazione del cliente. Una figura ben distinta dalla geisha è quella della "maiko". Una maiko è ben riconoscibile dal kimono molto più colorato, con maniche e obi allungato. Anche le maiko erano molto richieste sul lavoro, poiché la loro giovinezza  compensa la mancanza di quell'esperienza che soltanto le geisha possiedono.

La Geisha più famosa all’epoca fu Mineko Iwasaki a cui è ispirato Memorie di una Geisha.

Non è per una geisha desiderare. Non è per una geisha provare sentimenti. La geisha è un'artista del mondo, che fluttua, danza, canta, vi intrattiene. Tutto quello che volete. Il resto è ombra. Il resto è segreto.

("Memorie di una geisha", 2005)

Un commento personale dopo aver descritto questa figura e la sua storia, è come la cultura occidentale, quindi gli occidentali, hanno rovinato questa bellissima cultura. Discriminandola, prendendosi gioco di queste donne, considerandole prostitute e spesso violentandole. E tutt’ora non sappiamo ancora considerarle delle donne ben educate e con classe senza avere il pregiudizio di prostitute.

Fin da piccola mi sono appassionata alla cultura orientale e in particolare della figura della Geisha come donne che portano avanti la storia nonostante le rigide regole e i pregiudizi sul loro conto e consiglierei a tutti di guardare o leggere “memorie di una Geisha” considerato il film che rispecchia di più la realtà e la vita di queste donne, in quanto mio libro e film preferito.

 

 Giada nervo 4e

 

 


Commenti

  1. Molto interessante. Non conoscevo la storia delle Geisha ma mi ha affascinato molto. È bello notare la loro determinazione nonostante venissero considerate prostitute.

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  4. Molto interessante, Giada. Sono un appassionato della cultura orientale anche io, quindi puoi immaginare come abbia letto volentieri questo tuo post!

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