Rispondo io: probabilmente la maggior parte. Ma per me non è così.
Alla mattina mi sveglio sempre abbastanza presto, intorno alle 6:00, nonostante io parta per andare a scuola alle 7:30 quando sono in anticipo, oppure, alle 7:45 quando sono in estremo ritardo (se parto dopo le 7:45 è scientificamente provato che arriverò almeno alle 8:05 e, in quel momento, l'unica cosa che posso fare è sperare che il docente della prima ora sia transigente sull'orario di arrivo). Ora, la domanda sorge spontanea: cosa faccio dalle 6:00 alle 7:30 per non riuscire a fare colazione in tranquillità? La risposta è molto semplice e risiede nella mia routine quotidiana.
Innanzitutto, dico di alzarmi alle 6:00, in realtà non è mai un dato oggettivo e certo, tantoché quando vado a letto si aprono le scommesse con me stesso, che mi portano a stare sveglio almeno un altro quarto d'ora, circa l'orario in cui mi sveglierò la mattina seguente o, addirittura, se questo evento ipotetico e troppo lontano, perché vi è interposta l'infinità della notte, accadrà. Inoltre, tutte queste speculazioni, compilazioni di almanacchi e previsioni oscurantiste varie si originano dal fatto che, solitamente, mi appresto a coricarmi abbastanza tardi, per non dire a notte inoltrata, per terminare i compiti assegnati o le attività di studio, che, un po' sono tante e un po' non ho mai voglia di portare a termine nel pomeriggio; perché, diciamocelo, studiare alle 16:00 è un conto, ma non è paragonabile alla bellezza che si può trarre dallo studio delle 2:00 di notte, con l'odore del caffè che prende vita e diviene, in un movimento sinergico, nel rumore della caffettiera, la quale permette al fumo di spirare, quasi di esalare l'ultimo forte e stridulo respiro dal beccuccio prima di calmarsi definitivamente, beccuccio, attraverso cui, pochi secondi dopo, scorrerà la bevanda rafforzante e risvegliante e così comincia... aspettate, mi sono perso, comincia un nuovo giorno o una nuova notte? E, alla fine, ha veramente importanza? Una classificazione così cristallizzata delle attività, suddivise in base a quando il sole sorge o scende, non siamo più monaci amanuensi, non lavoriamo più da luce a luce, fortunatamente esiste l'elettricità.
Tralasciando le speculazioni riguardo la probabilità che l'evento "E: mi sveglio" si verifichi, (sì, la matematica sta influenzando anche la mia attività di blogger), poniamo che questo avvenga per certo, a quel punto occorre distinguere tra due azioni che molti ritengono uguali, ma che, in realtà, sono profondamente diverse tra loro. Gli inglesi sottolineano molto bene questa differenza con i verbi "wake up" e "get up", ovvero "svegliarsi" e "alzarsi". Nella mia quotidianità, tra queste due azioni passano dai 10 ai 15 minuti, voi direte: bazzecole! Non è così. Il mio momento della giornata che precede l'andare a scuola è composto di fasi da 10 minuti che perdo continuamente e che incidono notevolmente sull'economia dei tempi mattutini.
Quando sono effettivamente pronto per alzarmi, comincio a preparami, un'odissea infinita di azioni costanti e ripetitive che i comuni mortali non possono nemmeno immaginare, dal semplice lavarsi la faccia e i denti, al radersi la barba, poi la doccia, fino a giungere al processo mediante il quale si ottiene una pettinatura decente e presentabile e, fidatevi, la perifrasi è voluta e non ho sbagliato vocabolo, "processo" è la parola giusta: una serie di azioni prestabilite e concatenate che portano al raggiungimento di un obiettivo più o meno soddisfacente.
Segue poi il momento tanto odiato quanto prolisso del scegliere i vestiti, gli abiti più consoni a quel tipo di giornata, che spesso dipendono ora dal mio mood, ora dalle materie scolastiche previste dall'agenda, senza contare poi che, una volta ottenuto un outfit conforme, apro gli scuri della finestra della mia camera e prendo coscienza dell'anno in cui viviamo, della stagione in cui siamo e del mese che siamo costretti a lasciar passare e, in questo istante, perdo altri 5 minuti nel fissare il vuoto cosmico davanti a me, cercando di convincere me stesso che l'abbigliamento scelto possa andare bene comunque: i pantaloni invernali nonostante fuori ci siano 45°C, oppure, i jeans strappati nonostante il clima di gennaio e febbraio non sia poi così propenso ad accettarli.
Ed eccoci che arrivano le ore 7:30, così, senza rendersene conto, che evidenziano spietatamente la fugacità della vita. In fretta e furia mi metto l'orologio, controllo di aver preparato lo zaino con i libri giusti, preparo la borraccia e la frutta per la merenda, mi assicuro di avere nella tasca del giubbotto il portafogli, le cuffie, un pacchetto di fazzoletti da naso (ebbene sì, la mia allergia ha la capacità di manifestarsi in tutte le stagioni dell'anno, nonostante sia tipicamente primaverile e autunnale), e sono già le 7:35. Mangio due o tre biscotti, con un atteggiamento difilato che sembra li abbia rubati, e bevo un bicchiere d'acqua, tanto per dire di aver fatto colazione. Mi precipito, alla velocità della luce, al piano terra, pronto per partire.
Ed qui che si innesca la perdita maggiore di tempo: si insinua nella mia mente un dubbio iperbolico che quello di Cartesio non era nulla a confronto. Tasto nelle tasche della giacca e mi accorgo di non avere lo smartphone, i casi sono due: o sono già in viaggio e non ho possibilità scegliere: io e il mio cellulare diventiamo due rette parallele che non si incontreranno mai, se non alle 14:00 del pomeriggio, quando torno a casa; oppure, se il dubbio si insinua quando sono ancora sulla soglia della porta, sulla rupe Tarpea, tra la scelta di abbandonare il mio fidato compagno o perdere altri 3 minuti del mio tempo per recuperarlo, mi accingo abbastanza frettolosamente a prendere una decisione che risulta essere sempre quella di correre al terzo piano, prendere il mio smartphone e, da bravo adolescente, sentirmi realizzato per avere riacquistato la cosiddetta "protesi digitale della mano destra", tipica dei Post-Millennials.
Giunti a questo punto, i giudizi che potete darmi sono due: o sono uno scempiato, perché avrei il tempo per fare colazione con tutta calma ma perdo un'infinità di minuti preziosi, oppure sono solo un incompreso.
Io opto per la seconda.
Kevin Bedonni, 4^A Liceo Scientifico

Kevin, che post meraviglioso. Mi ritrovo e ti ritrovo in ogni riga
RispondiEliminaMi ritrovo nella tua stessa situazione... Per non perdere la corriera devo puntare la prima, di infinite sveglie, alle 5:45 ma alla fine la mia pigrizia prevale su tutto e mi alzo dal letto alle 6:20; con calma vado in bagno mi vesto e faccio tutto il resto, poi vado in cucina, dove solitamente perdo tempo a coccolare il cane e mi rendo conto che sono già le 6:45... devo decidere se prendere il caffè e rischiare di perdere la corriera ( di solito é così) o arrivare in orario....
RispondiEliminaCon la DAD invece ho imparato a svegliarmi e nel giro di 3 minuti essere pronta, perchè svegliandomi alle 7:55, ho bisogno di 2 minuti per farmi il caffè per poi berlo in videolezione, sperando che i prof non se ne accorgano...
Kevin, anche a me piacerebbe iniziare la giornata come in uno spot della Mulino Bianco: un bel sorriso a fior di labbra appena svegli e una ricca tavola già apparecchiata in cucina con ogni ben di Dio. La verità però è un'altra, ed è molto simile alla tua descrizione :)
RispondiEliminaGiulia, non ti fa bene posticipare la sveglia! Leggi qua: https://www.ilpost.it/2016/11/14/sveglia-funzione-snooze/
Molto interessante, io purtroppo o per fortuna sono diversa. Appena suona la sveglia mi alzo e svolgo le mie azioni quotidiane. Per fortuna che il mondo è vario, mi ha fatto piacere leggere il tuo post!
RispondiEliminaOttimo argomento su cui discutere, Kevin. Credo che la colazione sia molto importante e spesso e volentieri viene trascurata. Io non faccio parte né di quelle persone che tutti i giorni fanno colazione, né di quelle che non la fanno mai. Cerco sempre di preservare il tempo necessario anche solo per due biscotti, ma non sempre riesco (come dici tu poi sono il primo a tornare indietro se invece mi dimentico il cellulare). Credo che il tuo post incarni perfettamente quello che è l'atteggiamento più comune, espresso in modo simpatico ma allo stesso tempo fonte di riflessione, bravo!
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