I voti

 


D Dopo aver frequentato per anni diverse scuole sono giunta alla conclusione che il voto scolastico produce effetti disastrosi agli alunni.

Lo ritengo pericoloso per il fatto che ora, gli alunni, si avvicinano alla materia e allo studio (io compresa) con l’unico scopo di avere una sufficienza e non con quello di apprendere.

Infatti il desiderio di scoprire cose  nuove e l’interesse di apprendere passa in secondo piano, o addirittura scompare.

Io pensavo, che il voto che prendevo, mi definiva, o almeno ci sono vari fattori che mi avevano portato a pensarlo.

Bastano pochi giudizi negativi, accompagnati dal voto, a far sì che esso diventi la loro identità.

Infatti basta un solo commento a un ragazzo, come ad esempio “non ti applichi, devi studiare di più, oppure commenti come “sei indietro, oppure ignorante” accompagnato da un brutto voto a trasformare quel numero come un macigno che ognuno si porta sulle spalle e che condiziona la propria vita.

Il voto in se, a volte, non comporta molti cambiamenti. Ma molti prof non sanno come può sentirsi una persona ad ascoltare alcuni giudizi, quindi per forza una persona si sente paragonato a un voto.

“ho preso 4, valgo 4”.

Il voto è solo un numero inventato da chi ci vuole vedere tutti uguali, e da chi giudica per il massimo o il minimo.

Spesso si pensa che chi prende voti alti se la passi bene, non ha problemi.

Io sono sempre entrata nella categoria “mediocre” né poco, né tanto.

Ma so che chi prende voti alti spesso fa molta fatica a rimanere sempre in alto.

Infatti i voti alti generano aspettative elevate, chi non si è mai sentito dire “con tutti quei 10 sei destinato ad avere successo!” oppure “con quei voti bassi dove vuoi andare”.

ma chi l’ha detto?

I voti sono pericolosi anche per i genitori, se i voti positivi danno aspettative irrealistiche quelli negativi danno diversi effetti:

1 la classica risposta di un genitore protettivo “mio figlio è bravo è la scuola che non capisce”,

2 la reazione aggressiva “prendi sempre 4, sei un poco di buono”.

Quante volte vi è successo di prendere un voto basso e i vostri genitori non vi facevano uscire come “punizione”?, a me spesso e non risolve niente.

Un giorno chiusa in casa non mi faceva prendere 10.

Oppure prendiamo come esempio che, per una volta, si prende un voto alto in una materia dove generalmente si prende voti bassi, e voi siete così felici e fieri di voi; ma poi arriva il fenomeno di turno (il prof) che vi chiede “ma hai copiato?, oppure, “è tutta farina del tuo sacco?”.

L’unica cosa che mi viene da dire a queste persone è, ma stai bene?

Per una volta una persona ha capito un argomento ed è molto felice e tu gli chiedi se ha copiato?

Ecco come un voto viene associato a una persona e come essa si identifica con quello.

“prende sempre 4, come ha fatto a prendere 7” ecco come l’autostima di un alunno si abbassa notevolmente.

Con cose come queste.

Ed è così che gli insegnanti scivolano facilmente nella trappola del pregiudizio.

Si formano così dei pregiudizi sulla base dei risultati che si sono ottenuti che generano delle aspettative e dei giudizi che precedono il voto e che lo influenzano.

La scuola dovrebbe allargare il sapere, far nascere delle passioni, far coltivare dei talenti e valorizzare delle differenze.

non creare un’etichetta e imprigionare una persona in una realtà inventata.

Io sogno una scuola senza voti, voi?




Giada nervo 4^e


Commenti

  1. La penso come te. Odio essere valutata con dei voti che non descrivono la persona che sono. Ho sempre aspettative alte e quando non raggiungo l'obiettivo prefissato me ne faccio una colpa. Penso la scuola debba dimenticare questo metodo di valutazione e utilozzare un metodo più efficace e duraturo per gli alunni.

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  2. Sono d'accordo con te, ma un lato di me crede anche che la valutazione sia un forte incentivo per automigliorarsi, questo non toglie che all'interno dell'istituzione dovrebbe cambiare il peso che hanno i voti.

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  3. Giada, hai toccato un tema delicatissimo e interessantissimo, sia per noi insegnanti che per voi alunni. Mi piacerebbe che lo leggessero anche i miei colleghi. L'argomento è vastissimo. Proverò comunque a dire la mia, in breve. Non sono d'accordo sulla inutilità dei voti a scuola. E beninteso, non lo dico solo ora che ho trent'anni e faccio il prof. Ho sempre pensato che i voti possano essere uno strumento utile per migliorare (come ha detto Giorgia) e orientarci, aiutarci a posizionare, nel mondo. Tuttavia, so perfettamente, da docente, quanto sia difficile valutare numericamente un alunno e, soprattutto, spiegare un brutto voto, trasmettere l'idea che ogni voto è un punto di ripartenza, non la conclusione definitiva nel rapporto tra alunno e docente, o alunno e disciplina (anche se è la prima cosa che si tende a credere dietro ai banchi di scuola). Del resto, se oggi faccio questo mestiere, non è certamente perché al liceo prendevo una sfilza di 9 e 10. Anzi, tra gli addetti ai lavori, circola una simpatica massima che recita così: "chi sa fa, chi non sa, insegna". Anch'io al liceo ho preso le mie insufficienze - stando anche malissimo, quando pensavo di avercela messa tutta. Ho creduto in qualche momento di non essere stato valutato in modo giusto dai miei professori per quanto meritavo? Certamente, quasi sempre! Salvo poi crescere, e capire che in realtà meritavo esattamente i voti che ho avuto. Il problema è che, da adolescenti, si fa molta fatica ad accettare una sconfitta, un fallimento, la frustrazione di un aspettativa, perché è l'età dell'invincibilità, per l'ansia di fallire di nuovo, per la convinzione che più di tanto non possiamo fare (oppure non possiamo essere), perché non abbiamo tutti gli strumenti per comprendere le scelte degli adulti - e non siamo disposti ad ascoltarli, gli adulti, nemmeno quando son ben disposti nei nostri confronti -, perché da adolescenti siamo come su di una collina, ma pensiamo di vedere le stesse cose che vede Messner dall'Everest. Di certo, per un docente (fidati), mettere un brutto voto non è mai una soddisfazione. Non è tantissimo che faccio il prof. Una decina di anni fa ero seduto dalla vostra parte e ricordo come fosse ieri tutte le ansie e i pensieri catastrofici legati alla scuola. Anche se adesso ho un ruolo completamente diverso, cerco di parlarvi come parlerei al me stesso di dieci anni fa. Se la scuola ha un problema è, come credevo dieci anni fa, non nel tipo di valutazione, ma nell'organizzazione generale dei tempi, degli spazi e degli step. Quando diventerò ministro dell'Istruzione (tra qualche anno), mi basterà cambiare questi tre "semplici" parametri per salvarci tutti insieme.
    Comunque, Giada, i tuoi post riscuotono sempre un certo successo. Potresti avere un futuro nella comunicazione.

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  4. Grazie mille prof per la sua risposta.
    Da un certo verso, si i voti ti rendono più forte e ti incitano a, o migliorare o a mantenere sempre la stessa linea d'onda.
    Anche se spesso è facile buttarsi giù per una valutazione dicendo "se non studiavo forse andavo meglio" per me è successo molte volte. Anche se sono abbastanza menefreghista dal punto di vista della valutazione.
    Ma soltanto ora.
    Per anni ho pensato che molti prof mi vedessero con un bel 5 in fronte, non riuscivo a capire che andavo semplicemente male.
    Il mio orgoglio va oltre alla coscienza.
    Diventando un poco più matura ho capito che si, alcuni prof possono prenderti male, ma non necessariamente tutti.
    Ho voluto scrivere questo post su un'argomento così particolare, perché è un contesto che tocca tutti, sia prof che alunni.
    E penso che tutti si siano trovati in una delle due situazioni.
    Infine la ringrazio per il commento sulla comunicazione, spero di averlo!, nel lavoro che vorrò fare mi servirà!

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  5. Ciao Giada, hai detto cose molto vere e te lo dico anch'io, come Rocco, da prof, purtroppo molto più "anziana" di lui, ormai... il tempo vola... Io ho sempre creduto che il grande problema della scuola fosse la valutazione e ho sempre cercato di lavorarci sopra con i colleghi per stimolare la riflessione su quanto una valutazione possa incidere sulla motivazione degli studenti, in bene, ma molto più spesso in male... Credo che tutto debba fondarsi sulla relazione fra prof. e studenti: chi pensa di farsi rispettare appioppando dei 3 e umiliando i ragazzi, giudicando la persona in modo offensivo e non il risultato di una prova... dovrebbe cambiare professione... per questo, dovete anche voi studenti smettere di avere paura e difendere il vostro diritto ad una valutazione chiara, trasparente, condivisa... Non vuol dire "contestare", ma parlare e aspettarsi una risposta: quali sono i criteri di valutazione, quali griglie di valutazione ha usato , quali obiettivi dovevate raggiungere insieme, che cosa si può fare per migliorare, ecc... e se un prof. vi rispondesse in modo arrogante o offensivo, sappiate che avete ragione voi, non lui/lei... Io non dò mai dei 3: sono avvilenti, deprimenti, inutili. Scarseggio con i 4 e sono felice se dò dei 10, ma non li regalo. Però, se qualche alunno tradisce la mia fiducia, copiando o imbrogliando, ci sto molto male, molto... Non arrendetevi: parlate, chiedete, esigete che gli adulti vi trattino con rispetto e serietà, perchè voi siete il futuro di tutti noi.

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  6. La psicologia mi ha fatto capire come e’ semplice condizionare il nostro comportamento, con un rinforzo si può incrementare e con la punizione viene estinto. I voti sono certamente una punizione, influenzano la nostra vita e molto spesso in peggio. In pochi anni di carriera scolastica in cui ho trovato professori differenti, pochi mi hanno insegnato l’importanza e la bellezza del conoscere e sono arrivata alla conclusione che per arrivare al fine ultimo, l’apprendimento, e’ importante che si crei una relazione di fiducia tra professore e studente e se questa viene meno allora tutto il processo di insegnamento lo trovo inutile.
    Giudicare i ragazzi e il definirli con un voto, umiliandoli e screditando il loro lavoro, portandoli a credere che il loro sogno di vita rimarrà tale, non lo trovo umano.
    L’essere giudicata da una persona sia in maniera positiva che in negativo porta uno stato di ansia e disagi interiori in noi studenti dove l’unica soluzione che troviamo e’ l’abbandono scolastico. In Italia il 15% degli studenti non arriva al diploma e se nel singolo i risultati sono problemi per il futuro lavorativo, guardando più da lontano la dispersione scolastica incide sul PIL dall'1,4% al 6,8%, attualmente la percentuale dell’Italia e’ del -9,8% ma e’ possibile peggiorare la situazione un po’ di più. Credevo nella scuola, utilizzo l’imperfetto perché se con questa pandemia pensavo ci potessimo aiutare a vicenda per arrivare, anche e con più fatica, a concludere l’anno scolastico, molti professori hanno rincarato la dose pensando che unico pensiero durante una pandemia fosse la scuola rompendo quel rapporto di fiducia che sta alla base di tutto, ma non voglio generalizzare perche' altri hanno capito la situazione e ci hanno aiutato. Questo rapporto di fiducia non comprende solo la stessa fiducia, ma anche il riconoscere gli studenti e relazionarsi a loro non evidenziando la superiorità di uno o dell’altro (come spesso capita tra professori e alunni), discernere che l’individuo singolo conti come il collettivo e arrivare ad ascoltare la voce di tutti. Mi piace la scuola ma molte cose sono da cambiare.

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