Come stai? Credo sia la domanda più banale del mondo, una domanda dietro alla quale ci sta una risposta che include tutti i pensieri, sentimenti, emozioni che prova la persona a cui viene domandata. Credo spesso sia sottovalutata, come un qualcosa che si capisce anche solo dal volto della persona che si ha di fronte, che senza dubbio dice tantissime cose, ma può essere una maschera, una faccia felice dietro alla quale si nasconde una realtà diversa, che conosce solo quella persona.
Dal momento che ultimamente quando mi viene posta questa domanda rispondo e non sono quasi mai sincera, me lo sono chiesta da sola, come sto? In realtà non lo so, alterno giorni in cui mi sveglio al mattino con la voglia di vivere di un bradipo, lo simulo anche salendo i corriera e a scuola, quando torno in corriera di nuovo, e faccio i compiti il pomeriggio; però mi capita anche che lo stesso giorno, quando arriva la sera, divento iperattiva, vorrei fare qualsiasi cosa, un po' come se dovessi scaricare tutte le energie che non ho consumato durante la giornata; vorrei fare una passeggiata al tramonto, magari con un’amica, andare al bar, fare quello che voglio, ma allo stesso tempo sono pienamente consapevole che non posso fare nulla.
Mi sento impotente, non posso fare nulla per cambiare la situazione in cui siamo, come non può nessuno al di là di seguire le regole, ma il problema più grande è che mi sento impotente anche nel momento in cui cerco di cambiare in me quel senso di impotenza che mi rende l’opposto di quello che sono sempre stata, non ho reazioni ai cambiamenti, dico “va bene, faccio quello che mi dicono e amen”, non mi arrabbio neanche più con il mondo, sono un po' insensibile ecco.
La considero una reazione abbastanza normale, per quanto odiosa, perché dopo un anno sono ancora qua, a fare lezione davanti a un computer, guardare serie tv come se non ci fosse un domani, sentire la mancanza dei martedì e giovedì ad allenamento, quel senso di attesa infinita che dura per una settimana per giocare la partita il sabato, che poteva anche andare malissimo, ma era l'obiettivo della settimana di allenamenti, uno dei tanti obiettivi che non sento più vicini a me.
Rileggendo quello che ho scritto finora mi rendo conto di quanto possano essere negative e nauseanti queste parole, e mi scuso con chi le leggerà per la tristezza che possono portare, ma stranamente mi sta aiutando a mettere in luce quello che provo veramente, e delle due mi stupisco di non averlo ancora fatto.
Mio padre mi rimprovera sempre di vedere il bicchiere mezzo vuoto, invece che quello mezzo pieno, come fa sempre lui, e forse per l’ennesima volta ha ragione, ma ora, per la prima volta, mi sto accorgendo, raccontando del bicchiere mezzo vuoto, tutto quello che c’è nel bicchiere mezzo pieno, che in realtà non è così male. Penso al fatto che per esempio non avrei mai capito quanto sono importanti i piccoli gesti, le piccole cose, e quanto sia bella quella routine che prima ci uccideva. Ora sicuramente potrei stare qui a fare un elenco delle cose banali che si sentono dire continuamente per vedere il lato positivo di questa situazione, ma non lo farò perché non direi cose che sono vere per me, e in queste righe ho cercato di esprimere solo la mia verità.
Quindi, dopo questo lungo discorso, un po' disordinato e intricato, concludo augurando a me stessa, e a chiunque si trovi nella mia situazione, di cercare in qualsiasi cosa possibile quel bicchiere mezzo pieno, che, forse, può esistere veramente.
Laura Gobbi
Quindi, dopo questo lungo discorso, un po' disordinato e intricato, concludo augurando a me stessa, e a chiunque si trovi nella mia situazione, di cercare in qualsiasi cosa possibile quel bicchiere mezzo pieno, che, forse, può esistere veramente.
Laura Gobbi
Anche a me certe sere capita di "svegliarmi", di non avere sonno, anzi, di sentire un'energia che sale, nonostante il giorno fiacco, pieno di studio e di impegni. Quand'è così mi metto a scrivere, suonare, telefonare agli amici. Penso sia la nostra parte creativa, giocosa, che a fine giornata viene a farci visita, per ricordarci che esiste, è proprio là, davanti a noi, e non abbiamo potuto sfruttarla. In effetti non è sempre facile integrare gli impegni scolastici giornalieri con l'esigenza di esprimersi in altri modi, con altri mezzi. Il lock-down non aiuta, ma è un bene che tu abbia trovato nella scrittura una valvola di sfogo :)
RispondiEliminaMi sono ritrovata molto nel tuo testo, anche io tendo sempre a vedere le cose in maniera negativa. Bel testo!
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