“Il treno non aveva mai fischiato fermandosi durante il viaggio. Quando sentii il fischio così particolare e una frenata brusca, compresi che il convoglio era arrivato a destinazione.
Le porte si aprirono proprio di fronte al deposito di patate.
All’inizio provai sollievo: non sapevo quanto avremmo potuto ancora sopravvivere nel vagone senza viveri, senza spazio, senza aria, senza alcuna comodità.
Le SS che stavano aprendo le porte del vagone cominciarono a urlare: “tutti giù! tutti giù! “
C’erano uomini in uniforme che ci puntavano contro i mitra e dei pastori tedeschi che abbaiavano.
Eravamo stravolti, intontito dal viaggio e quelle improvvise quanto feroci urla, quel baccano infernale servivano proprio destabilizzarci, a impedirci di capire cosa stava succedendo.
Mi trovavo vicino alla porta e uscì tra i primi. Rimasi lì accanto per aiutare mia madre che sebbene non fosse anziana, era di certo duramente provata dal viaggio.
Mentre aspettavo, un tedesco mi arrivò alle spalle e mi diede due colpi di bastone sulla testa talmente violenti che pensavo mi avesse rotto il cranio.
D’istinto tentai di proteggermi il capo con le mani e, poi siccome stavano per colpirmi di nuovo, mi precipitai a raggiungere gli altri in fila.
Cominciavano a picchiare fin dal dal primo momento: per sfogarsi, per crudeltà ,per farci perdere qualsiasi punto di riferimento e costringerci ad obbedire per paura, senza troppe storie.
Ed è quello che feci anch’io.
Quando mi voltai per cercare con lo sguardo mia madre non era più lì.
Non rivedi più né lei né le mie sorelle Marica e Marta.”
Queste brevi, ma intense parole sono state tratte dal romanzo “SonderKommando Auschwitz" scritto da Shlomo Venezia , superstite della Shoah e importante testimone dell'esperienza all'interno dei campi di concentramento nazisti.
Fu tra i pochissimi sopravvissuti all'eliminazione sistematica dei prigionieri appartenenti al Sonderkommando di Birkenau.
Oltre a essere diventato uno dei più importanti testimoni della Shoah, è stato un fondamentale promotore dei Viaggi della Memoria organizzati insieme alle scuole italiane.
Passano gli anni, ma non cala l'intensità dell'indignazione che si prova a rileggere queste parole.
Come può l'uomo essere cosi crudele?
Come può non rispettare nessun diritto umano?
Queste sono le domande che ognuno di noi si deve porre, pensando a quanta crudeltà, quanta violenza, quanta rabbia l'uomo può avere dentro di sé.
Anche se ad ascoltarle queste parole continuano a fare male; la giornata della memoria ci insegna che è necessario non dimenticare affinché atrocità di questo tipo non vengano mai più commesse.
Ancora oggi però viviamo all'interno di una società piena di razzismo, discriminazioni e violenze , come se ognuno di noi si fosse scordato il passato e tutti gli errori commessi.
Non dobbiamo abituarci alla violenza, vivere con il pensiero egoista che tutto sia concesso e possibile. Ognuno di noi, nel suo piccolo deve sforzarsi con l'obiettivo di creare un "mondo più umano" dove siano sempre piu' visibili e quotidiane le azioni animate dai buoni sentimenti. In fondo penso basterebbe poco per vivere tutti molto meglio...
Chiara Pasini
Non conosco il libro che citi, ma per capire in profondità l'orrore dell'olocausto posso consigliare la lettura di "Se questo è un uomo", di Primo Levi. Iniziai a leggerlo con poco slancio, come spesso capita quando si sta per leggere un classico, e invece mi ha colpito come pochi autori.
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