Cecità

 




Non sono una persona che legge particolarmente tanto, ma questo non vuol dire che non mi piaccia. Ogni tanto quando vedo dei libri online mi viene sempre una gran voglia di leggere, quindi faccio qualche ricerca, leggo qualche trama e poi acquisto il libro che più mi ha colpito tra tutti. In questi ultimi mesi il libro che ho letto si chiama “Cecità” di José Saramago, uno scrittore portoghese. Probabilmente l’ho letto nel periodo meno adatto di tutti, perché parla proprio di una epidemia ed ero io stessa in quarantena in quel momento. Non parla però di una epidemia normale, ma bensì di un’epidemia di cecità. Un qualcosa di davvero spaventoso, io non riuscivo a fare a meno di pensare di come sarebbe andata se in quella situazione ci fossimo trovati noi. Appunto in questa città, della quale il nome non viene precisato, scoppia questa epidemia, che viene denominata come il “male bianco”, questo perché i ciechi non vedevano tutto nero, ma bensì tutto bianco. Il primo a diventare cieco, lo diventò mentre stava aspettando il verde al semaforo: tutto ad un tratto smise di vedere, iniziò ad urlare, nel mentre che gli automobilisti dietro di lui non facevano altro che suonare il clacson. L’uomo, accompagnato a casa da un signore, aspettò la moglie con la quale andò allo studio di un oculista. Quest'ultimo non trovò assolutamente nulla che non andasse negli occhi del primo cieco. Nel giro di pochi giorni tutte le persone che avevano visto il primo cieco diventarono anche loro cieche, appunto come una vera e propria epidemia. Il governo decise quindi di portare tutti i contagiati in un manicomio abbandonato dove avrebbero trascorso la quarantena. Qui vengono trattati veramente male, sia dai loro pari che anche dai soldati che avevano il compito di controllarli, solamente una persona potrà vedere tutte queste brutalità con i suoi stessi occhi, l’unica persona che non ha perso la vista. Ora non voglio dilungarmi troppo con la trama, anche perché non vorrei svelare parti troppo importanti a chi deciderà di leggere questo libro. Una cosa che mi ha colpito molto però è che come il luogo che non è stato precisato, allo stesso modo anche il tempo e i nomi dei personaggi non sono stati precisati. L’autore ha infatti deciso di fare questa scelta di non dare un nome ai personaggi ma di identificarli attraverso delle caratteristiche (es. il medico, la moglie del medico, il primo cieco…). Ammetto il fatto che ho dovuto riflettere molto sul finale del romanzo perché subito non l’ho capito a pieno e per schiarirmi le idee sono andata a leggermi una recensione del libro, grazie alla quale ne ho capito a pieno il significato. Vorrei citare anche questa frase che è scritta nell’ultimo capitolo ed è stata riportata anche sulla copertina del libro: “Non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che, pur vedendo, non vedono”. Penso che da questa frase si potrebbe aprire un discorso lunghissimo, ma mi soffermo con il dire che questa cecità non è legata solo agli occhi, anzi secondo me gli occhi non c’entrano niente, anzi è legata principalmente all’animo. Infatti quando l’epidemia è scoppiata tutti hanno iniziato a pensare a sé stessi, dimenticandosi di far parte di una società, tutti erano indifferenti alle brutalità che accadevano agli altri, l’importante per loro era riuscire a sopravvivere. La cecità ha diviso le persone e ne ha alimentato la violenza in un modo impensabile.

Mi sento di consigliare vivamente questo libro perché ha una morale veramente significativa, ma allo stesso tempo sono io stessa dell’idea che leggere un libro su un’epidemia in questo periodo non sia proprio il massimo.


Martina Benedetti


Commenti

  1. Saramago, già premio Nobel 1998, è uno dei più noti esponenti del realismo magico, un genere letterario (e non solo) in cui gli elementi fantastici vengono calati in situazioni realistiche. Di Saramago ho letto "Le intermittenze della morte" e mi colpì tantissimo. Anche lì, l'autore parte da una situazione paradossale: tutti gli esseri umani smettono di morire all'improvviso. Le idee sono semplici, originali, ma quello che colpisce di più di questo artista è la capacità di analizzare con grande razionalità tutte le conseguenze sociali, politiche, religiose e - in una parola - umane, che si dipanano a partire da un evento paranormale.

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  2. Anche io non leggo molto , ma questo non vuol dire essere stupidi.
    Mi piace molto come è stato scritto e sei stata molto brava
    Complimenti penso che un giorno farei tante cose nella tua vita

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