Oggi voglio parlarvi di quello che è stato il più grande mostro della mia infanzia; voglio raccontarvi e rendervi partecipi della storia del mio a dir poco tormentato rapporto con la lettura.
Fin da quando ero piccola, dai tempi dell’asilo, non sono mai stata una grande fan dei libri: io odiavo leggere! Non era importante cosa o quanto dovessi leggere, in tutti i casi io non ce la facevo, mi annoiavo troppo. Il fatto che odiassi leggere e quindi che leggessi veramente il minimo indispensabile ha avuto come conseguenza che la mia lettura ad alta voce fosse veramente pessima.
Quando facevo le elementari ogni volta che la maestra mi chiamava e mi diceva di leggere qualcosa alla classe io vivevo quel momento con grande ansia e agitazione perché sapevo di non essere brava: sbagliavo una parola su tre, non seguivo la punteggiatura, per non parlare poi del fatto che la mia espressività era pari a quella di una pianta grassa. Diventavo tutta rossa, avevo un caldo infernale ma allo stesso tempo mi si gelava il sangue, quindi iniziavo a grondare come una fontana, la mia bocca era tutta impastata, la mia voce era tremolante e il mio parlare non era per niente fluido, io stessa non capivo niente di quello che stavo leggendo; sostanzialmente in quei momenti ero vagamente somigliante a uno sbronzo alle tre di notte il sabato sera. Io sono sempre stata una bambina abbastanza coraggiosa, non temevo particolarmente il buio, stare a casa da sola o il famigerato mostro nascosto sotto il letto, come capita a molti bambini, ma avevo paura di leggere ad alta voce. Ancora oggi se ci penso non riesco a trovare qualcosa che nel corso della mia vita mi abbia messo il timore che mi mettevano quelle situazioni. Questa paura, come del resto la maggior parte delle nostre paure, era totalmente immotivata, partiva solo da me; le maestre non mi sgridavano e i miei compagni di classe non mi prendevano in giro, quindi non ho idea del perché io avessi paura, però ce l’avevo e me la sono portata dietro per tutta la mia infanzia.
Queste circostanze si protrassero anche alle medie anche se ci furono dei progressi: la mia lettura era leggermente migliorata ed era pressoché scomparso quel folle terrore di leggere ad alta voce; tuttavia continuavo a ritenere che leggere un libro fosse una cosa inutile e una gran perdita di tempo. A questo punto voi potreste domandarvi “Ma se odiavi tanto leggere come facevi quando un professore vi assegnava un libro per compito?” La risposta in realtà è molto semplice: io non lo leggevo, me la cavavo con qualche scappatoia ad esempio cercavo riassunti e commenti su google o qualche video su youtube nel quale veniva spiegato il libro.
Durante le superiori invece le cose iniziavano a cambiare: il mio modo di leggere aveva raggiunto un livello quantomeno decente, non avevo più alcuna paura e inoltre quando dovevo leggere un libro lo facevo davvero e questo era già un bel passo avanti. Il problema però persiste infatti leggevo perché ero obbligata a farlo, io volevo un bel voto! Ma non c’era alcun piacere nella lettura in sé anzi, leggere un libro continuava ad essere per me il compito peggiore che un professore potesse assegnare, avrei preferito senza alcun dubbio fare duecento espressioni algebriche piuttosto che leggere un libro, perché era veramente pesante per me direi quasi opprimente, mi riducevo sempre all’ultimo e le uniche cose che riuscivo a pensare mentre i miei occhi scorrevano lungo le righe del libro erano “non vedo l’ora di aver finito” oppure “dai tieni duro che siamo a metà” o “ma perché ancora non hanno fatto il film” e altre cose di questo tipo, insomma era ancora un’agonia!
Ora però tenetevi forte perché sta per arrivare il plot twist… non molto tempo fa il mio rapporto con la lettura è radicalmente cambiato e per questo devo ringraziare un uomo di nome Luigi Pirandello che nel 1926 scrisse un libro intitolato “Uno, nessuno e centomila”. Questo libro mi ha cambiato la vita sotto questo punto di vista perché mi ha mostrato la bellezza che può avere la lettura e mi ha fatto capire lo scopo di un libro. Alcune persone leggono semplicemente perché vogliono immergersi dentro storie ben raccontate in modo divertente, spensierato ed emozionante; a me questo non è mai bastato, avevo bisogno di più e questo libro me l’ha dato: mi ha donato tantissimi spunti interessanti di riflessione, mi ha aperto la mente su determinati argomenti, mi ha posto in nuove prospettive, mi ha fatto vedere le cose in modo diverso e mi ha offerto importanti insegnamenti. Questo è quello che può e che deve fare un libro e fino a quando non ho letto “Uno, nessuno e centomila” non l’avevo mai capito.
Per spiegarvi meglio di cosa sto parlando vado brevemente a descrivervi questo libro. Il protagonista è un uomo di nome Vitangelo Moscarda, un giorno mentre si stava guardando allo specchio sua moglie gli fa notare che ha il naso storto. Lui fino a quel momento non aveva mai notato questa sua caratteristica fisica perciò l’affermazione della moglie lo getta in una spirale di dubbi e angosce che lo portano alla follia. Il significato del libro si può estrapolare dal suo titolo: “uno” rappresenta l’immagine che noi abbiamo di noi stessi, come ci vediamo, come crediamo di essere; “nessuno” è chi sceglie di essere il protagonista alla fine del romanzo, in quanto è ossessionato dal fatto che gli altri possano vederlo in modo diverso da come è realmente e che nemmeno lui stesso riesca a capire la sua vera personalità, per questo decide rifiutare la sua identità arrivando completamente ad annullarla; “centomila” sono le immagini che gli altri hanno di noi, sono le molteplici e diversissime versioni di noi stessi che sono presenti nel mondo e che sono state generate dalla visione che hanno di noi le persone che ci circondano. Per semplificare possiamo dire che esistono tantissime versioni di noi stessi e che ogni persona che conosciamo ha una diversa visione di noi. Da qui possono partire numerose riflessioni ad esempio chi siamo realmente, quale versione di noi ha più valore oppure è più importante quello che noi crediamo di essere o quello che gli altri credono che noi siamo…trovare la risposta a queste domande ribalterebbe la concezione che abbiamo di noi stessi. Potrei esporvi il mio parere a riguardo ma non è questa l'occasione giusta, perciò rimarrete col dubbio.
Detto ciò siamo giunti alla conclusione della mia storia che come avete potuto intendere ha un lieto fine: dopo tanti anni posso finalmente dire che mi piace leggere.

Anche a me personalmente non è mai piaciuto molto leggere ma dopo che in seconda media come compito delle vacanze estive mi aveva assegnato da leggere il romanzo "Zanna Bianca" e da allora amo molto leggere romanzi d'avventura
RispondiEliminaMi hai fatto sorridere Asia, hai fatto un buon uso dell'ironia. Anch'io ho scoperto piuttosto tardi il piacere di leggere. Ho sempre preferito di più scrivere, forse proprio per compensare il fatto di non trovare dei libri che mi prendessero veramente. Sono curioso di sapere come sei arrivata a leggere Pirandello. Sarai sicuramente avvantaggiata in letteratura l'anno prossimo.
RispondiEliminaNon sapevo di questa tua fobia, e non mi sono nemmeno mai accorta di questa tua difficoltà, anche se abbiamo frequentato le medie insieme. Mi ha fatto piacere scoprire questa parte di te che non conoscevo, grazie!
RispondiEliminaConcordo con Agnese, non mi sono mai accorta di questa tua difficoltà, ti vedo da una prospettiva diversa e questo mi fa molto piacere.
RispondiEliminaSpero di scoprire anche io la lettura, proprio come è successo a te!