GENIO E SREGOLATEZZA

 



Quante volte abbiamo sentito parlare di persone con capacità eccezionali, definite semplicemente dei geni, che allo stesso tempo combinavano il loro essere eccezionali con comportamenti o atteggiamenti sregolati, eccessivi, estremamente eccessivi, che spesso li hanno portati alla loro fine?

Scommetto che chiunque ne abbia sentite di ogni, anzitutto guardando le persone famose, che in ogni specialità, ambito o abilità sono presenti, dal calcio con Maradona, all’arte con Vincent van Gogh, alla musica con Freddie Mercury o alla scrittura con Charles Bukowski, e ora potremmo citarne tanti altri, che si sono fatti ammaliare dalla loro ricchezza o consapevolezza del loro essere unici, che con eccessi e pazzie hanno posto fine alla loro vita, magari già misera o disprezzata dagli altri quando ne davano spettacolo.

Vorrei partire dalla presentazione letterale di queste due parole, un genio è colui che ha disposizione naturale spiccata, un’attitudine o un talento, la sregolatezza è l'atteggiamento secondo il quale si ha un comportamento fisicamente o moralmente deleterio; quindi possiamo dire l’uno l’opposto dell’altro, ma nel momento in cui vengono uniti, si costituisce un connubio inscindibile. Penso che un Freddie Mercury se non si fosse spinto al di là di quel limite che in pochi superano e che è fatale, non sarebbe conosciuto, apprezzato o disprezzato, come lo era in vita e lo è adesso, perché sì, il suo rock carismatico e travolgente aveva il suo perché, ma quello che lo ha distinto dalla massa maggiormente è il suo personaggio, continuamente preso dal mostrarsi per esibire le sue doti, ricchezze, il suo essere unico, per l'eccesso che lo ha caratterizzato sempre, eccessi del sesso e delle droghe, che sono stati anche causa della sua morte.

Spesso mi sono chiesta il motivo di tutto questo mostrarsi, soprattutto ora mentre scrivo queste parole, e proprio prendendo l’esempio di Freddie il primo pensiero che mi è venuto in mente è la solitudine che provava, la grande solitudine e tristezza che ha suscitato in lui la necessità di essere amato, così aveva iniziato a creare questa immagine, figura, questo personaggio che lo ha portato alla fama, e quindi al sentirsi importante… secondo me siamo un po' tutti Freddie Mercury, sicuramente senza aver fatto tutto quello che ha fatto lui in termini di sregolatezza, ma credo nel fatto che ognuno di noi necessita di sicurezze, di appoggi sempre presenti in grado di salvarci nei momenti bui, e trovo inutile negarlo fingendo di essere in grado di salvare noi stessi senza l’aiuto di qualcuno, perché tanto alla fine, dentro di noi, sappiamo che in realtà non ce la facciamo e abbiamo bisogno di quel tipo di persone che il nostro Freddie non credo abbia mai avuto, e che ha cercato di trovarle nella droga, in donne e uomini che alla fine però non provavano per lui il sentimento descritto prima, stavano con lui solo per la persona e il personaggio che era.

Ho voluto sottolineare questo aspetto della solitudine che una persona può provare perché io in primis sono fatta così, o meglio, lo ero prima della quarantena, dovevo essere forte agli occhi degli altri affinché non mostrassi le mie insicurezze, paure o emozioni, un po' come un genio che vuole esprimersi e per farlo mostra la persona che non è, ero convinta del fatto che l’apparenza è la cosa più importante per essere accettati dagli altri, creando il personaggio. Ma poi ho sentito la mancanza di coloro che mi avevano conosciuto veramente e soprattutto l'assenza completa di quelli che mi conoscevano per l’immagine che avevo creato, e ho capito che se volevo che le persone mi volessero veramente bene, dovevano volerlo per quella che sono veramente, senza filtri e maschere, così ho capito che non sarò mai un Freddie Mercury, ma semplicemente me stessa, e spero di portarmi questa convinzione avanti per tutta la mia vita, chissà, magari potrò diventare un genio in qualcosa pure io.


Laura Gobbi 

Commenti

  1. È proprio vero. Essere sé stessi è sempre la scelta migliore. Durante l’adolescenza, però, è normalissimo sperimentare delle maschere, degli atteggiamenti, e valutare come ci stanno, come ci siamo sentiti. L’adolescenza è come il camerino di un negozio di abbigliamento. Ti auguro di uscirne con l’abito migliore per te, quello che ti calza a pennello.

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  2. Concordo e mi ci ritrovo molto nell’ultima parte!

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