1666.
Scoppia un’epidemia di peste che colpì un quinto della popolazione di Londra.
Isaac Newton si allontana da Cambridge e si isola nella sua tenuta a
Woolsthorpe. “Perché a quei tempi ero nel
pieno della mia età (…) e pensavo alla matematica e alla filosofia più che in
qualsiasi altro momento.” Scrive Newton parlando di quel periodo di
quarantena forzata in cui, o meglio grazie alla quale, formulò teorie sulla
luce e sulla gravità. In particolare ragiona su una possibile unificazione della
fisica terrestre di Galileo e della fisica terrestre di Keplero sulla base di
rigorose leggi matematiche.
In
poco più di un anno, l'Inghilterra dovette affrontare una terribile pestilenza
scoppiata a Londra tra il 1665 e il 1666. Dopo il XIV secolo, la peste nera,
considerata una delle più devastanti della storia, miete dalle 75.000 alle
100.000 vittime, pari a più di un quinto della popolazione della città; il
batterio, raggiunse Londra a causa del ratto nero, il rattus rattus linnaeus, fattorino di pulci infette, passeggero
delle navi mercantili olandesi che commerciavano cotone con la Gran Bretagna. Solo
un altro grande evento tragico fermò, con ogni probabilità, l'epidemia: nel
settembre 1666 scoppiò “il grande
incendio” che distrusse gran parte della città, ma che potrebbe avere il merito
della completa distruzione del fantomatico batterio. A
quel tempo e a causa dell'epidemia, lo scienziato Isaac Newton definì teorie
rivoluzionarie, che lo portarono a essere uno dei pensatori più eminenti dei
tempi moderni.
Scoppia
la peste, Newton aveva solo 24 anni, appena laureato in lettere all'Università
di Cambridge, per sfuggire al contagio, il giovane scienziato pensò fosse
opportuno rifugiarsi in una casa di campagna a Woolsthorpe, in poche parole,
una misura di "isolamento volontario" per proteggerlo dalle infezioni
che, nel contempo, continuavano a causare vittime in città. Libero da ogni
vincolo accademico, considerata la chiusura delle università, ora si poté
adoperare a tempo pieno alla ricerca e alla sperimentazione, che gli
consentirono di istituire le teorie del calcolo, dell'ottica e della gravità,
speculando, appunto, su una teoria che unifichi le leggi fisiche di Keplero e
Galileo. In
linea a quest’idea, Isaac cerca di determinare la forza necessaria a trattenere
la Luna nella sua orbita comparandola alla forza di gravità che agisce sulla
superficie della Terra (usando come esempio la fantomatica mela che cade
dall’albero). Infatti la leggenda della “mela di Newton” può essere datata in
questo periodo e offrì allo scienziato l'opportunità di studiare la legge del
movimento gravitazionale da una prospettiva più profonda e diversa. Al
medesimo periodo, risalgono gli esperimenti in camera oscura che hanno permesso
a Newton di comprendere la natura della luce; studiando cosa succede alla luce
bianca che passa attraverso un prisma di vetro percepì che il colore non è una
qualità dei corpi, come si affermava all’epoca, bensì una caratteristica della
luce stessa. Dopo 44 esperimenti in camera oscura e un'epidemia di peste, le constatazioni
raggiunte cambieranno completamente la storia della scienza. Fu in questo
periodo di isolamento forzato che Newton produsse molte opere accademiche e
vinse gli elogi della Royal Academy, diventando così una delle menti più
rilevanti del XVII secolo e oltre.
La
quarantena che nel 1666 ha attraversato la vita di Sir Isaac Newton e che ora
attraversa le nostre è stata una saltuaria condizione che ha pervaso la storia
Europea.
In
fin dei conti allora, questa limitante condizione, se può apparentemente
presentarsi come tedio prolungato, non è altro che un’opportunità di
riflessione, possibilità di crescita o perfino illuminazione intellettuale.
Federico Leoni, 4AL
Fonti:
"Scritti di ottica"
"The laws of gravitation"
it.wikipedia.org
I virus possono rinchiuderci in casa, ma non possono rinchiudere la nostra mente :)
RispondiEliminaGrazie, Federico, la nostra immaginazione non ha limiti e scienza e fantasia sono due lati della stessa medaglia, a ben vedere...
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RispondiEliminaIncredibilmente straordinario il collegamento tra quarantena e scienza attuo dall'autore. Davvero calzante e approfondito. Viene oltretutto e necessariamente reso evidente l'impiego di un certo quantittivo di intelletto, specialmente per l'originalità dell'idea✨
RispondiEliminaLa nostra mente non ha limiti, e il pensiero che in quarantena si siano sviluppate le più grandi scoperte scientifiche mi fa credere che sa un modo per evadere dalla realtà limitante. Più siamo chiusi e limitati, più cerchiamo di fuggire con l'unico mezzo disponibile: la mente.
RispondiEliminaLa pandemia sicuramente crea uno stile difficile da mantenere, sta a noi vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto ed è bellissimo sapere che attraverso la nostra mente possiamo passare alla positività, eliminando il pessimismo che caratterizza una situazione del genere
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