11 dicembre. Mancano 14 giorni a Natale. In questa situazione di generale incertezza, dettata dalla consapevolezza che un microscopico, aggressivo corpuscolo, un virus, non ci permetterà di trascorrere le feste natalizie come abbiamo sempre fatto, circondati dalle persone a cui siamo legati, facendo quelle cose che abbiamo sempre amato, per le quali, magari, abbiamo aspettato ben 364 giorni, sentiamo la necessità di trovare una sorta di soluzione, in una maniera creativa, alternativa, originale, e, perché no, anticonformista: abbiamo bisogno di “evadere”, metaforicamente parlando. Uno dei modi preferiti di celebrare il Natale, in generale, è spesso quello di fare una vacanza, intraprendere un viaggio, magari all’estero, sia esso ai nelle Alpi Svizzere o ai Caraibi, possibilità che, purtroppo, ora vediamo esserci preclusa. Però possiamo già iniziare a pregustarci un viaggio, un viaggio diverso, un viaggio con la fantasia, tra fonti, documenti storici e testimonianze. Perché non iniziare già da oggi, due settimane prima, ad intraprendere un viaggio nel mondo, nella storia, nella geografia?
Parliamo di questa giornata, 11 dicembre 2020. Dimentichiamoci per qualche momento di questa pandemia. Evadiamo. Discutiamo di altro. Spaziamo tra i vari argomenti.
Innanzitutto, iniziamo ricordando che giorno è oggi. Possiamo vederlo sotto differenti aspetti, e anche sotto un profilo antropologico, culturale, delle varie nazioni mondiali. Anche per ricordare che la scuola – in presenza o digitale che sia – non sono solo equazioni o temi.
Equazioni o temi che, tra l’altro, oggi, i ragazzi africani del Burkina Faso, dall’altra parte dell’equatore, non stanno studiando, perché non sono a scuola in questo giorno speciale che è la Festa Nazionale del loro Paese, per via della proclamazione d’indipendenza dalla Francia e di costituzione della Repubblica nel 1958, cui seguirono alcuni tumulti, colpi di stato e instabilità politica. Un Paese fondato sulla lealtà, sulla semplicità, e sull’accoglienza: non a caso, il nome della capitale Ouagadougou, tradotto alla lettera, significa “Sei benvenuto qui a casa con noi”. D’altronde, non poteva tradursi diversamente, dato che, entrando in Burkina Faso, stiamo di fatto accedendo (sempre per questioni di traduzione) nella “Terra delle persone oneste”, originata, nella mitologia della creazione (la cosmologia), da Wuro (Dio), con uno stile molto simile alle coppie di opposti pitagoriche della filosofia greca.
Andiamo da un’altra parte. Cambiamo continente. Ora voliamo in Argentina. Oggi è il Dia Nacional del Tango, la Giornata Nazionale del Tango, patrimonio immateriale protetto dall’UNESCO. Questa giornata esiste fin dal 1977, quando appassionati di questa danza e la comunità tanguera si batterono con le istituzioni, partendo da Buenos Aires, per istituirne proprio in quel giorno la commemorazione, e che fosse una sorta di simbolo per tutto il popolo argentino. Probabilmente, in altri tempi potremmo vedere per le strade di Buenos Aires, di Córdoba, di Rosario, ma anche dei paesi come Ushuaia (nella Terra del Fuoco, la parte più meridionale dell’Argentina, rappresentando così la città stabilmente abitata più a sud del mondo, da cui partono le rotte per l’Antartide, e, forse anche per questo, gemellata con Nuuk, la città più a nord della Terra, la “capitale” della Groenlandia, qualora gli fosse concessa l’autonomia, ma questa è un’altra storia...) o persino più piccoli, tutta una serie di ballerini, tradizionalmente vestiti, a rallegrare le strade a ritmo di musica, sulle charlas (le chiacchiere) dei tipici caffè, ballando il Tango sulle note di “La Voz” di Carlos Gardel e di “Music” di Julio de Caro, entrambi nati l’11 dicembre (motivo per cui è stato scelto questo giorno), il primo a Tolosa nel 1890 (la cui voce fu persino dichiarata Patrimonio UNESCO), e il secondo a Buenos Aires nel 1899.
Ora cambiamo nuovamente destinazione, voliamo altrove. Adesso però non abbiamo una destinazione ben definita, anzi potremmo muoverci praticamente in ogni continente che presenti dei rilievi montuosi. Oggi è infatti la Giornata Internazionale della Montagna [IMD, International Mountain Day], istituita nel 2002 – nominato Anno Internazionale delle Montagne – dalle Nazioni Unite, anche se di fatto le sue origini risalgono già al 1992, quando fu adottato il capitolo 13 della famosa Agenda 2021, in merito alla Protezione degli Ecosistemi Fragili e allo Sviluppo Sostenibile delle Montagne. Per quanto molto spesso vengano sottovalutate, coprono circa un quarto dell’intera superficie terrestre, ospitando il 12% della popolazione mondiale. E non è cosa nuova che esse vengano sfruttate e deturpate, con attività minerarie, allevamenti e coltivazioni eccessivamente intensivi, deforestazione, costruzione di impianti turistici, sciistici, ma anche dighe artificiali e centrali idroelettriche, eoliche. Questo le rende un habitat forte e imponente, ma allo stesso tempo fragile e delicato, anche per via di cambiamenti climatici, piogge acide e inquinamento, portando – non di certo unico tra le conseguenze negative – allo scioglimento dei ghiacciai, come riportato, tanto per fare un esempio, negli scorsi mesi dai telegiornali nazionali, per la cui occasione fu raggiunto dalla nota guida alpina Bruno Pederiva (fra l’altro, imparentato con una delle famiglie di alpinisti e scalatori più forti di sempre, con alle spalle una carriera da Ottomila, alcuni dei quali ad oggi tragicamente scomparsi, ma anche questa è un’altra storia...) il primo bivacco alpino (conosciuto talvolta come “Grotta dell’Alleanza”, secondo la toponomastica locale di quella zona di ghiacciaio sottostante) sulle Dolomiti, in Val di Fassa, sulla parete sud della Marmolada, un tempo abbastanza facilmente raggiungibile a piedi dal ghiacciaio sottostante, oggi invece raggiungibile solo in arrampicata su roccia, essendo 80 metri più in alto del livello attuale del ghiacciaio, ritiratosi del 75% da quando il rifugio di fortuna (sulla via per la vetta) fu scavato dai minatori tra il 1874 e il 1876. Quindi è importante, per tutti, anche per i non appassionati di montagna, ricordare questo giorno (così come dovrebbe esserlo per ogni altra giornata nazionale, anche se purtroppo la mente non è infinita), perché questa è una causa comune, al pari di tante altre, in cui ognuno di noi dovrebbe credere.
Continuiamo il nostro viaggio. Ora, magari, immergiamoci in una dimensione storica, ma senza mai tralasciare le componenti prettamente geografica e socio-culturale come abbiamo visto finora. Basta a tale scopo aprire un qualunque libro di Storia Mondiale, oppure, più semplicemente, sfogliare qualche articolo su un’enciclopedia online. Scendiamo dai monti ora. Prima avevo suggerito di volare in qualunque luogo montuoso. Avevate deciso di visitare la catena Andina? In tal caso, vi occorreranno una decina di ore di volo. Eravate invece sul Ben Nevis o nelle Dolomiti? Tanto meglio, vi basterà un paio di ore per giungere a Canterbury. Già, lì dove l’11 dicembre 1205 il Vescovo di Norwich, John de Gray fu eletto Arcivescovo di Canterbury. Più che la figura di de Gray, visualizziamo velocemente la personalità storica dell’Arcivescovo di Canterbury: la massima autorità spirituale della Chiesa Anglicana, dotato di un potere quasi equiparabile a quello del sovrano, che era il capo supremo della confessione religiosa stessa. Tra gli Arcivescovi di Canterbury, i quali, a loro volta, hanno deciso pagine importanti nella storia, troviamo ad esempio Thomas Beckett, che fu per la sua politica ecclesiastica nemico del sovrano Enrico II, che alla fine lo fece uccidere, divenendo martire della Chiesa, e per questo in seguito canonizzato e santificato da papa Alessandro (noto anche come Cardinale Bandinelli, prima di diventare papa) nella chiesa di Segni, in Lazio. Proprio per la sua morte, fu talmente idealizzato che, da quel momento in poi, nacque una serie di pellegrinaggi alla Cattedrale di Canterbury, descritti anche dal noto autore inglese Geoffrey Chaucer nelle sue Canterbury Tales.
Continuiamo il nostro viaggio. Spostiamoci in Francia questa volta. Muoviamoci anche nel tempo, però, in avanti di circa 600 anni, verso di noi. Arriviamo nel 1792, la Rivoluzione Francese volge ormai al termine. L’11 dicembre 1792 inizia il processo contro Luigi XVI di Francia, proveniente dalla dinastia borbonica. Era un massone, e di fede cattolica, per quanto si considerasse diretto erede divino, era anche un ottimo schermidore, fante e anche danzatore tra i fasti di Versailles. Curioso notare la “sfortuna”, se così vogliamo definirla, cui lui e la moglie Maria Antonietta d’Austria andarono incontro, forse a presagio del venturo regno della coppia: durante le nozze reali, infatti, innanzitutto non venne seguita la tradizione da parte del Delfino durante la prima notte di nozze nei confronti di Maria Antonietta, e nella parte terminale del matrimonio un incidente con i fuochi d’artificio causò alcuni decessi tra la folla, essendo caduti esattamente tra gli astanti. Per di più, Luigi XVI non aveva grandi doti sociali di comunicazione, che a detta di un ambasciatore, pareva mediocre, privo di buon senso e di sensibilità. Infatti, pochi anni dopo, appoggiando la Guerra d’indipendenza americana e finanziandola su suggerimento del ministro Necker, e convocando gli Stati Generali del 1789 fece scoppiare la Rivoluzione Francese. Volgendo verso il termine, il Delfino, anche cadendo in uno stato di depressione, fu deposto dai rivoluzionari e arrestato, di fatto con il passaggio della Francia dalla monarchia assoluta (è stato così l’ultimo sovrano assoluto per diritto divino) alla repubblica. Quindi, la Convenzione Nazionale lo condannò per alto tradimento, e processato l’11 dicembre 1792 nel Palazzo delle Tuileries. Alla fine, l’anno successivo fu ghigliottinato a Place de la Concorde, così come, poco dopo, successe alla moglie.
Lasciamoci alle spalle questa Francia sanguinaria, per tornare velocemente di nuovo in Inghilterra, circa un secolo dopo. Un Inghilterra radicalmente diversa da quella vista poco fa con la storia di Canterbury. In mezzo ci sono state la Golden Age di Elisabetta I, e l’innovativa epoca Vittoriana. Sotto il regno di Giorgio V, l’11 dicembre 1931 fu varato lo Statuto di Westminster, concedendo l’indipendenza in ambito legislativo alle colonie britanniche (chiamate, in quei periodi, dominion) di Canada, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Irlanda e il territorio (oggi canadese) di Terranova, che andranno poco dopo a costituire il Reame del Commonwealth, ancora oggi esistente, seppur comprendente 16 stati: il capo di Stato degli stati al suo interno coincide con il sovrano del Regno Unito. In questo periodo è stata scritta un’importante pagina di storia, con conseguenze che si ripercuotono anche sulla geopolitica di oggi. Rimanendo sempre nel Regno Unito, cinque anni dopo, l’11 dicembre 1936, il figlio di Giorgio V, Edoardo VIII, rimasto in carica per pochi mesi, abdicò in favore del fratello, re Giorgio VI, cui successe poi Elisabetta II, sua figlia, l’attuale longeva monarca della Gran Bretagna.
Facciamo un salto in avanti di pochi anni: il ‘900 è punteggiato di una serie di eventi importanti, tutti accaduti l’11 dicembre (seppur di anni diversi), e purtroppo ciò non ci consente una trattazione approfondita di ciascuno di essi. Ci dovremo accontentare di sorvolarli dall’alto, con rari atterraggi. Decolliamo quindi da Heathrow, vedendo Londra e il Tamigi scivolare via alle nostre spalle, per andare oltremanica: rientriamo nella madrepatria. Innanzitutto, avanzando solo di un anno, nel 1937 (ormai non c’è più bisogno di ricordare in quale giorno e mese è accaduto), l’Italia esce dalla Società delle Nazioni, per volere di Benito Mussolini (per via di alcune sanzioni economiche da parte della stessa nei confronti dell’Italia), di cui era entrata a far parte con il trattato di Versailles del 1919, alla fine della Prima guerra mondiale. A questa organizzazione per la promozione del ritrovamento di benessere e stabilità è fondamentalmente legata anche la figura di Woodrow Wilson, uno dei presidenti degli Stati Uniti che ne promosse la formazione, ma anche questa è un’altra storia (sembra di trovarsi ne La Storia Infinita di Michael Ende…). Continuando, nel 1941 con l’inizio la Seconda Guerra Mondiale, e Germania e Italia, l’11 dicembre, dichiarano guerra agli Stati Uniti, quattro giorni dopo l’attacco nipponico a Pearl Harbor, anche Italia e Germania (alleate del Giappone) entrano in guerra, anche per via del fatto che gli americani di Roosevelt avevano più volte violato il patto di non belligeranza con l’Europa. Continuiamo ad avanzare con gli anni: man mano che ci avviciniamo sempre più al presente, più gli avvenimenti degni di nota si fanno densi. Dopo la fondazione dell’UNICEF nel 1946, ricordiamo un altro fatto decisamente significativo, dirigendoci verso il Sudest asiatico: la Guerra del Vietnam. Così come Francia e Inghilterra predominavano nel periodo a cavallo tra Settecento e Ottocento, il Novecento sembra invece avere traslato l’asse dell’egemonia mondiale: una nuova potenza è entrata in gioco poderosamente, punteggiando il Novecento di guerre (è necessario però anche valutare i lati positivi), Fredde o meno, e non sembra minimamente accennare, neppure oggi, ad uscire di scena. Valutate voi cosa sarebbe opportuno, considerando però anche le relative destabilizzazioni dei tenui equilibri mondiali. Gli Stati Uniti, l’11 dicembre 1961 intervengono nella Guerra del Vietnam, territorio già flagellato da una serie di altre lotte continue, oltre che da complessi ambienti, territori e condizioni climatiche (partendo dalla Seconda Guerra Mondiale, la Guerra d’Indocina da parte dei francesi, la presa di potere dell’ondata rossa nella Cina di Mao, la Guerra di Corea, sempre francese e la relativa sconfitta, la separazione del Vietnam, i massicci interventi ONU e NATO, i vietcong), su decisione prima di Eisenhower, poi Kennedy, Johnson e Nixon, concludendosi solo nel 1973-5, con il presidente G. Ford. Anche in questo caso, è stata scritta una delle pagine più cruente e sanguinarie della Storia moderna, con conseguenze tuttora incandescenti per quella parte di Asia. Procedendo, pochi anni prima, l’11 dicembre 1964, Ernesto Che Guevara (allora ministro dell’industria di Cuba) tenne il famoso discorso a New York, all’Assemblea Generale dell’ONU, che oggi molti ricordano (orientamento politico a parte) per i delicati temi trattati e la forza delle parole di lotta contro l’imperialismo, il colonialismo e il capitalismo, l’incitazione allo sviluppo e all’indipendenza dell’America Latina e dell’Africa, le parole su Fidel Castro, l’invettiva riguardo la Guerra del Vietnam e in Cambogia e gli USA, sulla violazione degli Accordi di Ginevra, sui problemi a Cipro con la Turchia e la NATO, ma anche in merito alla Guerra Fredda e agli ammonimento di Cina e Unione Sovietica agli Stati Uniti, le violenze e le repressioni a Portorico e in America Centrale, l’Apartheid sudafricana, tanto per citare alcuni temi, e per illustrare come sia riuscito a fare una sintesi degli innumerevoli problemi sociali e politici del secolo scorso. E, sempre rimanendo in tema di Guerra Fredda e del tema della “corsa”, in generale, tra URSS e USA (agli armamenti, alla Luna...), ricordiamo l’11 dicembre 1972, con l’allunaggio dell’ultima spedizione lunare, la sesta, Apollo 17). Giungiamo quasi a noi, nel 1979, stesso giorno, stesso mese. Questa volta però ci spostiamo, per un ragionevole motivo, fino in India. In quel giorno Madre Teresa di Calcutta fu insignita del Premio Nobel per la pace, per il suo operato benefico tra le popolazioni indiane.
Nell’ultimo ventennio abbiamo invece notizie più disparate: l’11 dicembre 1981 si verificò l’ennesimo massacro a El Salvador nei confronti – spesso – anche di civili, per ricollegarsi all’invettiva di Che Guevara. Nello stesso anno viene anche segnata la fine della carriera di Muhammad Ali, e l’anno seguente abbiamo lo scioglimento del gruppo musicale ABBA. Passiamo al 1987, in cui si verifica una strage a Saragozza, dovuta ad un attacco terroristico dell’ETA tramite un autobomba. Questo è un altro decennio abbastanza tormentato, per via di attacchi terroristici in Europa e negli Stati Uniti, anche per via della crescente tensione nei Paesi del Golfo in Medio Oriente e gli attentati jihādisti. In tal caso, quell’attentato fu portato a compimento da parte dell’ETA, un’organizzazione terroristica indipendentista separatista che si batteva violentemente per l’indipendenza dei Paesi Baschi, di stampo marxista-leninista, recentemente disgregatasi (anche per gli interventi del governo spagnolo del presidente Aznar), e talvolta anche supportata dal dittatore spagnolo Francisco Franco allo scopo di eliminare i suoi nemici personali, ma anche dal partito nazionalista Batasuna.
Volgendo ad oggi, l’11 dicembre 1994, oltre ad un incidente aereo filippino probabilmente a matrice terroristica, iniziò persino il conflitto militare russo (dei tempi moderni) in Cecenia, altra regione dalla storia tormentata, incastonata nel Caucaso tra Russia e Georgia. In tal caso la lotta era già scoppiata durante la Seconda guerra mondiale per via della rivolta cecena contro la Russia per ottenere l’indipendenza, poi violentemente repressa da Stalin, anche con la deportazione dei ceceni in Kazakhstan. Nel 1994 iniziò invece la Prima guerra cecena, terminata solo dopo una seconda guerra nel 2009.
Ultimo evento degno di nota della giornata: l’11 dicembre 1997 viene varato il Protocollo di Kyoto in occasione della Conferenza delle Parti (COP3), da noi oggi spesso citato in merito ai problemi sull’inquinamento atmosferico. Esso, infatti, si faceva garante della riduzione da parte di tutti i paesi firmatari delle emissioni inquinanti entro il 2012.
Voglio concludere questo viaggio, ormai giunto al termine, facendo un piccolo riferimento a Eugenio Curiel, nato l’11 dicembre 1912 e deceduto nel 1945 (fisico italiano, ma anche partigiano durante la Resistenza) e soprattutto, in questo periodo, Robert Koch, il noto medico, batteriologo e microbiologo tedesco, nato, non a caso, l’11 dicembre 1843 (e morto nel 1910), insignito del Nobel per la medicina per la scoperta del batterio della tubercolosi (e inviso a J. Pasteur, considerato un altro scopritore dei batteri e dei microbi a partire dagli alimenti: i due si contendono il primato), che fondò il Robert Koch-Institut di Berlino, oggi responsabile per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive in Germania, talvolta citato in questi periodi pandemici per lo studio del virus COVID-19 e il suo vaccino.
Ora il nostro aereo è costretto ad atterrare, dopo questo sostenuto volo su un così vasto e sterminato pezzo di storia mondiale. E quindi, il nostro viaggio tra la geografia, la storia, la società e, in generale, la cultura, si conclude qui, sperando di averlo reso interessante e accattivante per tutti. Ad ogni modo, non possiamo certo dire che l’11 dicembre sia una giornata in cui non succede mai nulla!
Parliamo di questa giornata, 11 dicembre 2020. Dimentichiamoci per qualche momento di questa pandemia. Evadiamo. Discutiamo di altro. Spaziamo tra i vari argomenti.
Innanzitutto, iniziamo ricordando che giorno è oggi. Possiamo vederlo sotto differenti aspetti, e anche sotto un profilo antropologico, culturale, delle varie nazioni mondiali. Anche per ricordare che la scuola – in presenza o digitale che sia – non sono solo equazioni o temi.
Equazioni o temi che, tra l’altro, oggi, i ragazzi africani del Burkina Faso, dall’altra parte dell’equatore, non stanno studiando, perché non sono a scuola in questo giorno speciale che è la Festa Nazionale del loro Paese, per via della proclamazione d’indipendenza dalla Francia e di costituzione della Repubblica nel 1958, cui seguirono alcuni tumulti, colpi di stato e instabilità politica. Un Paese fondato sulla lealtà, sulla semplicità, e sull’accoglienza: non a caso, il nome della capitale Ouagadougou, tradotto alla lettera, significa “Sei benvenuto qui a casa con noi”. D’altronde, non poteva tradursi diversamente, dato che, entrando in Burkina Faso, stiamo di fatto accedendo (sempre per questioni di traduzione) nella “Terra delle persone oneste”, originata, nella mitologia della creazione (la cosmologia), da Wuro (Dio), con uno stile molto simile alle coppie di opposti pitagoriche della filosofia greca.
Andiamo da un’altra parte. Cambiamo continente. Ora voliamo in Argentina. Oggi è il Dia Nacional del Tango, la Giornata Nazionale del Tango, patrimonio immateriale protetto dall’UNESCO. Questa giornata esiste fin dal 1977, quando appassionati di questa danza e la comunità tanguera si batterono con le istituzioni, partendo da Buenos Aires, per istituirne proprio in quel giorno la commemorazione, e che fosse una sorta di simbolo per tutto il popolo argentino. Probabilmente, in altri tempi potremmo vedere per le strade di Buenos Aires, di Córdoba, di Rosario, ma anche dei paesi come Ushuaia (nella Terra del Fuoco, la parte più meridionale dell’Argentina, rappresentando così la città stabilmente abitata più a sud del mondo, da cui partono le rotte per l’Antartide, e, forse anche per questo, gemellata con Nuuk, la città più a nord della Terra, la “capitale” della Groenlandia, qualora gli fosse concessa l’autonomia, ma questa è un’altra storia...) o persino più piccoli, tutta una serie di ballerini, tradizionalmente vestiti, a rallegrare le strade a ritmo di musica, sulle charlas (le chiacchiere) dei tipici caffè, ballando il Tango sulle note di “La Voz” di Carlos Gardel e di “Music” di Julio de Caro, entrambi nati l’11 dicembre (motivo per cui è stato scelto questo giorno), il primo a Tolosa nel 1890 (la cui voce fu persino dichiarata Patrimonio UNESCO), e il secondo a Buenos Aires nel 1899.
Ora cambiamo nuovamente destinazione, voliamo altrove. Adesso però non abbiamo una destinazione ben definita, anzi potremmo muoverci praticamente in ogni continente che presenti dei rilievi montuosi. Oggi è infatti la Giornata Internazionale della Montagna [IMD, International Mountain Day], istituita nel 2002 – nominato Anno Internazionale delle Montagne – dalle Nazioni Unite, anche se di fatto le sue origini risalgono già al 1992, quando fu adottato il capitolo 13 della famosa Agenda 2021, in merito alla Protezione degli Ecosistemi Fragili e allo Sviluppo Sostenibile delle Montagne. Per quanto molto spesso vengano sottovalutate, coprono circa un quarto dell’intera superficie terrestre, ospitando il 12% della popolazione mondiale. E non è cosa nuova che esse vengano sfruttate e deturpate, con attività minerarie, allevamenti e coltivazioni eccessivamente intensivi, deforestazione, costruzione di impianti turistici, sciistici, ma anche dighe artificiali e centrali idroelettriche, eoliche. Questo le rende un habitat forte e imponente, ma allo stesso tempo fragile e delicato, anche per via di cambiamenti climatici, piogge acide e inquinamento, portando – non di certo unico tra le conseguenze negative – allo scioglimento dei ghiacciai, come riportato, tanto per fare un esempio, negli scorsi mesi dai telegiornali nazionali, per la cui occasione fu raggiunto dalla nota guida alpina Bruno Pederiva (fra l’altro, imparentato con una delle famiglie di alpinisti e scalatori più forti di sempre, con alle spalle una carriera da Ottomila, alcuni dei quali ad oggi tragicamente scomparsi, ma anche questa è un’altra storia...) il primo bivacco alpino (conosciuto talvolta come “Grotta dell’Alleanza”, secondo la toponomastica locale di quella zona di ghiacciaio sottostante) sulle Dolomiti, in Val di Fassa, sulla parete sud della Marmolada, un tempo abbastanza facilmente raggiungibile a piedi dal ghiacciaio sottostante, oggi invece raggiungibile solo in arrampicata su roccia, essendo 80 metri più in alto del livello attuale del ghiacciaio, ritiratosi del 75% da quando il rifugio di fortuna (sulla via per la vetta) fu scavato dai minatori tra il 1874 e il 1876. Quindi è importante, per tutti, anche per i non appassionati di montagna, ricordare questo giorno (così come dovrebbe esserlo per ogni altra giornata nazionale, anche se purtroppo la mente non è infinita), perché questa è una causa comune, al pari di tante altre, in cui ognuno di noi dovrebbe credere.
Continuiamo il nostro viaggio. Ora, magari, immergiamoci in una dimensione storica, ma senza mai tralasciare le componenti prettamente geografica e socio-culturale come abbiamo visto finora. Basta a tale scopo aprire un qualunque libro di Storia Mondiale, oppure, più semplicemente, sfogliare qualche articolo su un’enciclopedia online. Scendiamo dai monti ora. Prima avevo suggerito di volare in qualunque luogo montuoso. Avevate deciso di visitare la catena Andina? In tal caso, vi occorreranno una decina di ore di volo. Eravate invece sul Ben Nevis o nelle Dolomiti? Tanto meglio, vi basterà un paio di ore per giungere a Canterbury. Già, lì dove l’11 dicembre 1205 il Vescovo di Norwich, John de Gray fu eletto Arcivescovo di Canterbury. Più che la figura di de Gray, visualizziamo velocemente la personalità storica dell’Arcivescovo di Canterbury: la massima autorità spirituale della Chiesa Anglicana, dotato di un potere quasi equiparabile a quello del sovrano, che era il capo supremo della confessione religiosa stessa. Tra gli Arcivescovi di Canterbury, i quali, a loro volta, hanno deciso pagine importanti nella storia, troviamo ad esempio Thomas Beckett, che fu per la sua politica ecclesiastica nemico del sovrano Enrico II, che alla fine lo fece uccidere, divenendo martire della Chiesa, e per questo in seguito canonizzato e santificato da papa Alessandro (noto anche come Cardinale Bandinelli, prima di diventare papa) nella chiesa di Segni, in Lazio. Proprio per la sua morte, fu talmente idealizzato che, da quel momento in poi, nacque una serie di pellegrinaggi alla Cattedrale di Canterbury, descritti anche dal noto autore inglese Geoffrey Chaucer nelle sue Canterbury Tales.
Continuiamo il nostro viaggio. Spostiamoci in Francia questa volta. Muoviamoci anche nel tempo, però, in avanti di circa 600 anni, verso di noi. Arriviamo nel 1792, la Rivoluzione Francese volge ormai al termine. L’11 dicembre 1792 inizia il processo contro Luigi XVI di Francia, proveniente dalla dinastia borbonica. Era un massone, e di fede cattolica, per quanto si considerasse diretto erede divino, era anche un ottimo schermidore, fante e anche danzatore tra i fasti di Versailles. Curioso notare la “sfortuna”, se così vogliamo definirla, cui lui e la moglie Maria Antonietta d’Austria andarono incontro, forse a presagio del venturo regno della coppia: durante le nozze reali, infatti, innanzitutto non venne seguita la tradizione da parte del Delfino durante la prima notte di nozze nei confronti di Maria Antonietta, e nella parte terminale del matrimonio un incidente con i fuochi d’artificio causò alcuni decessi tra la folla, essendo caduti esattamente tra gli astanti. Per di più, Luigi XVI non aveva grandi doti sociali di comunicazione, che a detta di un ambasciatore, pareva mediocre, privo di buon senso e di sensibilità. Infatti, pochi anni dopo, appoggiando la Guerra d’indipendenza americana e finanziandola su suggerimento del ministro Necker, e convocando gli Stati Generali del 1789 fece scoppiare la Rivoluzione Francese. Volgendo verso il termine, il Delfino, anche cadendo in uno stato di depressione, fu deposto dai rivoluzionari e arrestato, di fatto con il passaggio della Francia dalla monarchia assoluta (è stato così l’ultimo sovrano assoluto per diritto divino) alla repubblica. Quindi, la Convenzione Nazionale lo condannò per alto tradimento, e processato l’11 dicembre 1792 nel Palazzo delle Tuileries. Alla fine, l’anno successivo fu ghigliottinato a Place de la Concorde, così come, poco dopo, successe alla moglie.
Lasciamoci alle spalle questa Francia sanguinaria, per tornare velocemente di nuovo in Inghilterra, circa un secolo dopo. Un Inghilterra radicalmente diversa da quella vista poco fa con la storia di Canterbury. In mezzo ci sono state la Golden Age di Elisabetta I, e l’innovativa epoca Vittoriana. Sotto il regno di Giorgio V, l’11 dicembre 1931 fu varato lo Statuto di Westminster, concedendo l’indipendenza in ambito legislativo alle colonie britanniche (chiamate, in quei periodi, dominion) di Canada, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Irlanda e il territorio (oggi canadese) di Terranova, che andranno poco dopo a costituire il Reame del Commonwealth, ancora oggi esistente, seppur comprendente 16 stati: il capo di Stato degli stati al suo interno coincide con il sovrano del Regno Unito. In questo periodo è stata scritta un’importante pagina di storia, con conseguenze che si ripercuotono anche sulla geopolitica di oggi. Rimanendo sempre nel Regno Unito, cinque anni dopo, l’11 dicembre 1936, il figlio di Giorgio V, Edoardo VIII, rimasto in carica per pochi mesi, abdicò in favore del fratello, re Giorgio VI, cui successe poi Elisabetta II, sua figlia, l’attuale longeva monarca della Gran Bretagna.
Facciamo un salto in avanti di pochi anni: il ‘900 è punteggiato di una serie di eventi importanti, tutti accaduti l’11 dicembre (seppur di anni diversi), e purtroppo ciò non ci consente una trattazione approfondita di ciascuno di essi. Ci dovremo accontentare di sorvolarli dall’alto, con rari atterraggi. Decolliamo quindi da Heathrow, vedendo Londra e il Tamigi scivolare via alle nostre spalle, per andare oltremanica: rientriamo nella madrepatria. Innanzitutto, avanzando solo di un anno, nel 1937 (ormai non c’è più bisogno di ricordare in quale giorno e mese è accaduto), l’Italia esce dalla Società delle Nazioni, per volere di Benito Mussolini (per via di alcune sanzioni economiche da parte della stessa nei confronti dell’Italia), di cui era entrata a far parte con il trattato di Versailles del 1919, alla fine della Prima guerra mondiale. A questa organizzazione per la promozione del ritrovamento di benessere e stabilità è fondamentalmente legata anche la figura di Woodrow Wilson, uno dei presidenti degli Stati Uniti che ne promosse la formazione, ma anche questa è un’altra storia (sembra di trovarsi ne La Storia Infinita di Michael Ende…). Continuando, nel 1941 con l’inizio la Seconda Guerra Mondiale, e Germania e Italia, l’11 dicembre, dichiarano guerra agli Stati Uniti, quattro giorni dopo l’attacco nipponico a Pearl Harbor, anche Italia e Germania (alleate del Giappone) entrano in guerra, anche per via del fatto che gli americani di Roosevelt avevano più volte violato il patto di non belligeranza con l’Europa. Continuiamo ad avanzare con gli anni: man mano che ci avviciniamo sempre più al presente, più gli avvenimenti degni di nota si fanno densi. Dopo la fondazione dell’UNICEF nel 1946, ricordiamo un altro fatto decisamente significativo, dirigendoci verso il Sudest asiatico: la Guerra del Vietnam. Così come Francia e Inghilterra predominavano nel periodo a cavallo tra Settecento e Ottocento, il Novecento sembra invece avere traslato l’asse dell’egemonia mondiale: una nuova potenza è entrata in gioco poderosamente, punteggiando il Novecento di guerre (è necessario però anche valutare i lati positivi), Fredde o meno, e non sembra minimamente accennare, neppure oggi, ad uscire di scena. Valutate voi cosa sarebbe opportuno, considerando però anche le relative destabilizzazioni dei tenui equilibri mondiali. Gli Stati Uniti, l’11 dicembre 1961 intervengono nella Guerra del Vietnam, territorio già flagellato da una serie di altre lotte continue, oltre che da complessi ambienti, territori e condizioni climatiche (partendo dalla Seconda Guerra Mondiale, la Guerra d’Indocina da parte dei francesi, la presa di potere dell’ondata rossa nella Cina di Mao, la Guerra di Corea, sempre francese e la relativa sconfitta, la separazione del Vietnam, i massicci interventi ONU e NATO, i vietcong), su decisione prima di Eisenhower, poi Kennedy, Johnson e Nixon, concludendosi solo nel 1973-5, con il presidente G. Ford. Anche in questo caso, è stata scritta una delle pagine più cruente e sanguinarie della Storia moderna, con conseguenze tuttora incandescenti per quella parte di Asia. Procedendo, pochi anni prima, l’11 dicembre 1964, Ernesto Che Guevara (allora ministro dell’industria di Cuba) tenne il famoso discorso a New York, all’Assemblea Generale dell’ONU, che oggi molti ricordano (orientamento politico a parte) per i delicati temi trattati e la forza delle parole di lotta contro l’imperialismo, il colonialismo e il capitalismo, l’incitazione allo sviluppo e all’indipendenza dell’America Latina e dell’Africa, le parole su Fidel Castro, l’invettiva riguardo la Guerra del Vietnam e in Cambogia e gli USA, sulla violazione degli Accordi di Ginevra, sui problemi a Cipro con la Turchia e la NATO, ma anche in merito alla Guerra Fredda e agli ammonimento di Cina e Unione Sovietica agli Stati Uniti, le violenze e le repressioni a Portorico e in America Centrale, l’Apartheid sudafricana, tanto per citare alcuni temi, e per illustrare come sia riuscito a fare una sintesi degli innumerevoli problemi sociali e politici del secolo scorso. E, sempre rimanendo in tema di Guerra Fredda e del tema della “corsa”, in generale, tra URSS e USA (agli armamenti, alla Luna...), ricordiamo l’11 dicembre 1972, con l’allunaggio dell’ultima spedizione lunare, la sesta, Apollo 17). Giungiamo quasi a noi, nel 1979, stesso giorno, stesso mese. Questa volta però ci spostiamo, per un ragionevole motivo, fino in India. In quel giorno Madre Teresa di Calcutta fu insignita del Premio Nobel per la pace, per il suo operato benefico tra le popolazioni indiane.
Nell’ultimo ventennio abbiamo invece notizie più disparate: l’11 dicembre 1981 si verificò l’ennesimo massacro a El Salvador nei confronti – spesso – anche di civili, per ricollegarsi all’invettiva di Che Guevara. Nello stesso anno viene anche segnata la fine della carriera di Muhammad Ali, e l’anno seguente abbiamo lo scioglimento del gruppo musicale ABBA. Passiamo al 1987, in cui si verifica una strage a Saragozza, dovuta ad un attacco terroristico dell’ETA tramite un autobomba. Questo è un altro decennio abbastanza tormentato, per via di attacchi terroristici in Europa e negli Stati Uniti, anche per via della crescente tensione nei Paesi del Golfo in Medio Oriente e gli attentati jihādisti. In tal caso, quell’attentato fu portato a compimento da parte dell’ETA, un’organizzazione terroristica indipendentista separatista che si batteva violentemente per l’indipendenza dei Paesi Baschi, di stampo marxista-leninista, recentemente disgregatasi (anche per gli interventi del governo spagnolo del presidente Aznar), e talvolta anche supportata dal dittatore spagnolo Francisco Franco allo scopo di eliminare i suoi nemici personali, ma anche dal partito nazionalista Batasuna.
Volgendo ad oggi, l’11 dicembre 1994, oltre ad un incidente aereo filippino probabilmente a matrice terroristica, iniziò persino il conflitto militare russo (dei tempi moderni) in Cecenia, altra regione dalla storia tormentata, incastonata nel Caucaso tra Russia e Georgia. In tal caso la lotta era già scoppiata durante la Seconda guerra mondiale per via della rivolta cecena contro la Russia per ottenere l’indipendenza, poi violentemente repressa da Stalin, anche con la deportazione dei ceceni in Kazakhstan. Nel 1994 iniziò invece la Prima guerra cecena, terminata solo dopo una seconda guerra nel 2009.
Ultimo evento degno di nota della giornata: l’11 dicembre 1997 viene varato il Protocollo di Kyoto in occasione della Conferenza delle Parti (COP3), da noi oggi spesso citato in merito ai problemi sull’inquinamento atmosferico. Esso, infatti, si faceva garante della riduzione da parte di tutti i paesi firmatari delle emissioni inquinanti entro il 2012.
Voglio concludere questo viaggio, ormai giunto al termine, facendo un piccolo riferimento a Eugenio Curiel, nato l’11 dicembre 1912 e deceduto nel 1945 (fisico italiano, ma anche partigiano durante la Resistenza) e soprattutto, in questo periodo, Robert Koch, il noto medico, batteriologo e microbiologo tedesco, nato, non a caso, l’11 dicembre 1843 (e morto nel 1910), insignito del Nobel per la medicina per la scoperta del batterio della tubercolosi (e inviso a J. Pasteur, considerato un altro scopritore dei batteri e dei microbi a partire dagli alimenti: i due si contendono il primato), che fondò il Robert Koch-Institut di Berlino, oggi responsabile per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive in Germania, talvolta citato in questi periodi pandemici per lo studio del virus COVID-19 e il suo vaccino.
Ora il nostro aereo è costretto ad atterrare, dopo questo sostenuto volo su un così vasto e sterminato pezzo di storia mondiale. E quindi, il nostro viaggio tra la geografia, la storia, la società e, in generale, la cultura, si conclude qui, sperando di averlo reso interessante e accattivante per tutti. Ad ogni modo, non possiamo certo dire che l’11 dicembre sia una giornata in cui non succede mai nulla!
Pierfrancesco Basile
Fonti:
il materiale è tratto da:
Storia e Storiografia (Desideri-Codovini)
it.wikipedia.org
en.wikipedia.org
instoria.it
internazionale.it

Grazie per averci guidato in questo bellissimo tour storico, geografico e scientifico! Scendiamo dall’aereo più ricchi e più consapevoli della nostra umanità. :)
RispondiEliminaHo apprezzato tantissimo il tuo elaborato.
RispondiEliminaMi hai fatto capire come in questo periodo ci stiamo fossilizzando su cosa avremmo potuto fare se non avessimo tutte queste limitazioni, e non capiamo invece che possiamo visitare i luoghi più belli e particolari del mondo con un libro e la nostra fantasia.
Idea geniale! mi hai veramente fatto viaggiare con la mente tra tutte queste epoche e vicessitudini incredibilmente curiose e stimolanti. E' bello ogni tanto aprire finestre di approfondimento e respirare aria di nuove conoscenze.
RispondiEliminaUn post all'insegna della cultura, mi sono sentita trasportata in luoghi e periodi diversi restando semplicemente nella mia cameretta. In tempi come questi è difficile far viaggiare la mente ma tu sei riuscito a rapire la mia, è straordinario come una giornata possa avere valore diverso in base alla disciplina che trattiamo e solitamente si da per scontata l'importanza dei giorni dell'anno, che sono scenari di cambiamenti, di innovazione, di sterminio e guerre ma anche di pace, ogni giorno è storia e futuro contemporaneamente e grazie a te l'11 Dicembre non resterà nell'ombra.
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